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14.02.06
La sua giornata
Adesso che mi trovo ferma nel buio di un concetto, anche non volendo riscrivo i punti oscuri, cercando nelle pieghe del tempo le ragioni che non si faranno mai certezza, mai diventeranno giusta causa di questi soli e queste lune che sinseguono in solitudine. Fanno giorni e fanno notti come questa che rigiro nel mio letto ed accorcio gli sconforti chiudendo con un punto il fango dei ricordi, tra la coperta che mi avvolge nellalone appiccicoso che blocca le mie mani e gonfia la tua assenza.
Faccio a pezzi un tuttavia sotto le macerie di un incrollabile sentimento che cova sotto questorgoglio sfilacciato dalleffetto che mi sorprende qui sola, che mi convince che nessunaltra compagnia colmerebbe il desiderio. Faccio fatica a pensarti e ripensarti nel mio letto, ancora come allora, materializzando il tuo profumo che sorprende le mie palpebre allargate ed incostanti, che insolventi prolungano il piacere e fanno tacere le morali. Mi ritraggo in una nicchia dei pensieri come se fosse il posto più comodo del mondo, sospesa tra i ricami intatti di lenzuola che scaldo e sudo indugiando nei pregiudizi illesi della prima volta qui da sola. Ma non verrai! Lo so che non verrai, che non sei mai tornato quando stringevo gli occhi sicura che fossero le tue mani ad oscurare la mia luna. Lo so che non verrai e lattesa ricucirà col silenzio la mia trama, sotto il mio cespuglio coveranno altri sogni, ingrosseranno i miei seni che solo la luce domattina sgonfierà avara di piacere. La grammatica non mi servirà a scacciare lansia che singrossa, a calmare il tremito delle mie mani come non sono bastate le parole per esprimerti i dettagli della mia pena. Sono rimasta muta e a nulla sarebbe servito aprirti il mio cuore che batteva fuori dal mio petto, che si ribellava tumefatto di intollerabile gelosia. Era il giorno dAgnese, credo il 21 di gennaio, e sera fatta sera improvvisamente, come un cielo scuro scuro che minacciava temporale, come i tuoi occhi ingrugniti che guardavano le mie scarpe. Portavo i tacchi alti, come sempre, come tu volevi, ma questa volta non erano le scarpe a punta, non erano le mie caviglie increspate dalle pieghe delle calze a farti abbassare lo sguardo fino a terra. Non avevi il coraggio di guardare dentro la mia sofferenza, di accompagnare il tormento dei miei occhi a quelle parole che uscivano dalla tua bocca come uno sputo, come un pugno dritto in faccia quando mai te laspetti. Sorpresa e con il cuore sgretolato ad ogni tua parola, ti ho fatto solo ripetere la sostanza, perché quella minteressava, perché quella non mavrebbe fatto appellare in seguito alle virgole ed ai respiri, alle pause, le lunghe pause che altrimenti avrei riempito a mio modo.
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In un fiato, in un nonnulla, il mondo si scoloriva diluendosi come pioggia che grondava giù dal tetto, come il trucco che colava stingendosi bluastro sotto gli orli della bocca. Accanto dimprovviso tavrei già voluto ricordo, come un già di vissuto incorporeo svanito davanti ai miei occhi. Ma eri lì, davanti a me, vero e materiale che avevi già insozzato il mio sentimento, lasciando al tuo posto risentimento e dolore, vero come macchie di sangue sullasfalto dopo un incidente, come una sirena che smette di suonare perché non serve a niente correre più in fretta. Come il mare ad Anzio, quello vero giù dal molo, la tua faccia si scuriva come onde increspate, come per convincermi che quello era bene, e niente di meglio sarebbe potuto uscire dalla tua bocca. Proprio quella bocca che chissà quali labbra avrebbe baciato nella notte, chissà quante volte sbavata di rossetto pulita alla meno peggio proprio dietro questa porta. Trattenni il respiro per essere padrona, per vomitarti il rifiuto che mi saliva acido da dentro, perché chiusa in quel culo di bottiglia non mi concedevi altro, nemmeno lapparenza dun flebile domani avvolto nellincertezza. Un fiotto dira mi si annodò alla gola, rassegnata alle parole che non avevano un senso, perché il senso sarebbe stato soltanto spalancarti le mie cosce, di sicuro più brave a convincerti che niente di meglio avresti trovato in giro per il mondo. Niente di meglio avrebbe avvolto damore il tuo sesso, nemmeno dove la carne scalza il sentimento, dove il piacere ci fa sentire più egoisti. Ma non tavrebbe fatto alcun effetto, come il bordo più scuro delle mie calze, o che so io, appoggiata al davanzale a guardare la pioggia che cadeva sullasfalto. E passato il tempo riempito a malapena e ancora mi domando se ti saresti avvicinato, se mavresti alzato il vestito e scostato il filo delle mie mutande, e senza alcun permesso indugiato quel tanto dove uomini e donne smettono di pensare. In quel mentre e solo in quel mentre tavrei chiesto scusa per avermi tradito, avrei trovato parole e respiri per amare quel sesso che minfilava, come altre volte sera dato a tante altre, come stavolta qualcuna me lo stava rubando per sempre.
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Mi sarei inginocchiata per
giurarti che non cera rancore, nessuna rivincita nel mio
sangue che scorreva più veloce, ma niente è successo e nulla cè
stato, nessun sentimento di rabbia, vendetta e amore ha soffocato
le tante insensate ragioni che cercavi di mettere assieme. In
quel momento stavi soffrendo, ma erano solo parole, insomma
e casomai che non spiegavano nulla, e nulla
concedevano al mio cuore aperto come fica di puttana anche quando
non lavora! Stavi piangendo, ma solo per la mia pena, solo per
quel vestito di seta nera che non avevi mai sgualcito, solo per
il mio seno che non potevi più sgualcire!
Ma in fondo il maschio è più debole delluomo e ti saresti
volentieri attaccato alla mia abbondanza che tante volte aveva
soddisfatto il tuo istinto infantile. Ti chiesi se ne avevi
bisogno, perché parlare di voglia non avrebbe avuto senso, e
senza risposta slacciai il mio pudore, rimanendo nuda di vergogna
come mai mi ero sentita davanti al tuo sguardo. Ma i tuoi occhi
si gonfiarono di rifiuto, di ribrezzo per questa stupida donna
che non si rendeva conto di quanto eri già lontano e tentava di
recuperare laddove la ragione aveva già fallito. Tentai di
avvicinare le tue mani, almeno il tuo respiro, ma non ci volle
molto a sentirmi umiliata ed estranea davanti a te che in quel
momento credevi di tradire laltra solo col pensiero,
accarezzando la pelle dei miei seni fuori luogo. Stavo rasentando
il fondo, ma non me ne rendevo conto, andai alla finestra
gridando di darmi al primo che passando avesse alzato lo sguardo,
al primo uomo, animale, vecchio che per caso mavesse vista
in quel modo. Ero fuori di me, ti implorai di prendere a calci la
mia dignità, di spogliarmi del tutto e sbattermi fuori casa,
nuda con la mia vergogna tra le gambe, vestita dal tuo disprezzo
che celavi a malapena. Ti venni vicino supplicandoti di trovarmi,
in quel momento, subito, allistante un tuo amico che avesse
potuto riempire il vuoto che da lì a poco avresti lasciato, quel
vuoto di casa e di sesso che sera fatto in un attimo aria e
buco nero, vertigine e precipizio. Ma non aveva senso, come
niente aveva senso e decenza, come me che non mi rassegnavo ad
augurarti solo buona fortuna o come te che guardavi lorologio
in pensiero per laltra che ti stava aspettando. Magari già
nuda nel letto con le cosce aperte in attesa, che quella sera non
mavevi fatto spalancare, che mhai avrei pensato di
riempirle con un cuscino. La vedevo già vestita di tutto punto
per una sera in un ristorante dove la tua mano sotto la tovaglia
le procurava voglia e fremiti. Bagnata come una puttana che cola
di piacere ingiusto sulla faccia di chi ora a letto qui da sola
non ha mai conosciuto.
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Ti chiesi di farmela conoscere, di sentire almeno la sua voce! Ti chiesi il suo nome, un nome soltanto per scaricare la mia rabbia e la mia gelosia che lievitavano ad ogni singhiozzo fino a farsi voce ed ingiuria, per odiare tutte le donne indistintamente che avevano quel nome. Entro, è stupenda come sempre, calda e bagnatissima, cerco di andare piano x gustarmi al massimo quella sensazione, ma non ci riesco, ho voglia di sbatterla e anche lei lo desidera, inizio a stantuffare con vero piacere, gridiamo e godiamo insieme, è bellissimo sentirla , adesso esco e le chiedo di girarsi, lei subito si mette alla pecorina, mostrandomi il suo culo favoloso, sa che mi eccita da morire, e lo inarca piu che può tenendo la testa bassa sul materasso, vedo la sua rosetta che affiora da qualche pelo e subito piu giù lapertura di pussy già larga che non aspetta altro che vi rientri x godere ancora, ma voglio farle provare la sensazione anche lì, voglio strusciarle la barba sulla rosetta,so che lei è un po riluttante a quella zona del suo corpo, le piacciono tutte le fantasie erotiche e i giochini, ma i giochini anali non le vanno a genio. Ma non mi rimase che inventarmelo, come inventarmi la sera e questa notte che mha sorpresa sveglia nel mio letto, la sento gemere, gridare, mi abbasso su di lei cercando i seni , li trovo e le stringo i capezzoli ma lo posso fare solo con uno , laltro è già nelle sue mani e mi accorgo che lo sta torturando da un po x provare sempre piu piacere, adesso sento il membro ingrossarsi ancor di piu ,quel tumulto di sensazioni mi fa raggiungere il massimo,mi alzo poggio le mani sulle natiche do qualche colpo piu profondo e vengo , le vengo dentro riempiendo la sua fica del mio sperma, e lei viene appresso a me x la goduria degli schizzi caldi che sente arrivarle dentro, ci stendiamo lunghi , io sopra lei ancora una volta soddisfatti del nostro amore, coccolandoci e assaporando ogni attimo che ci rimane xchè chissà quando il tutto si concilierà di nuovo, ma siamo sicuri che appena ce ne sarà occasione non ce la faremo scappare.. Cercai in un momento di riparare ai pensieri, e un come faremo sarrese strozzato sentendolo stonare nella mia gola prima di schiudere le labbra e diventare solo aria. Come ora che mi trovo sola nel buco della notte, anche non volendo, cerco il tuo odore tra la stoffa troppo morbida di questo cuscino, cerco nelle pieghe del tempo una ragione che non si farà mai certezza, mai logica e criterio diventerà buon senso.
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Inserito il 14.02.06 16:04