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01.08.05
Nonostante tutto
Avevo giurato a me stessa che non sarebbe accaduto mai più. Sapevo che dovevo proteggermi dal mondo esterno. Da quel mondo popolato dagli uomini.
Sapevo che avrei dovuto farlo con tenacia, con forza e determinazione. Sapevo che sarebbe stata la cosa giusta, anche se una parte di me sapeva benissimo che non sarebbe stato possibile. Impossibile vivere senza amore, senza sentimento, senza desiderio. Impossibile per me che ho sempre messo questi aspetti della vita al primo posto davanti a tutto e tutti. Impossibile pensare di non emozionarsi più, né gioire, né soffrire. Impossibile credere che la mia vita, da questo momento in poi, avrebbe seguito un andamento costante, nel grafico fino ad oggi colmo di picchi felicemente vertiginosi e disperazioni nere improvvise. Mai avrei creduto che il mio animo si sarebbe sopito, accontentandosi di ciò che aveva raccolto e vissuto finora. Non avrei mai potuto credere di essermi addormentata, ma sapevo che così, almeno, mi sarei preservata dalla sofferenza. O forse no. Forse non è vero nemmeno questo. Non cè più sofferenza nella rinuncia a vivere che nel vivere una vita sofferta, ma intensa? E poi, perché avrei dovuto soffrire ancora? Perché non credere che anche per me un giorno potrebbe arrivare un uomo che mi desideri, che mi comprenda, che abbia bisogno di me quanto io di lui? Perché non sperare di sentire pronunciare parole tipo ti voglio da morire, cogliendone il vero significato? Esiste davvero qualcuno che sappia usare le parole non solo come un semplice mezzo per comunicare, bensì come un sistema per entrare dentro di me, penetrarmi lanima e giungere al cuore nel solo desiderio di starmi vicino? Solo pochi giorni fa ero certa che non sarebbe mai potuto succedere. Ero sicura di essermi indurita, incattivita dalla sofferenza. Ero certa che non ci sarebbe mai stato più nessun altro perché io non avrei mai più voluto nessun altro. Mi ero vestita di dolore, imbruttita ed isolata, per non farmi vedere, né sentire. Ed ho volontariamente resistito ad ogni attacco dallesterno fosse anche soltanto un semplice desiderio di amicizia. Ma non avevo fatto i conti con lui. Piano piano, come una goccia che con il suo lento scivolare dallalto sulla roccia dura e fredda, riesce a scalfirla, impercettibile, ma inesorabile. Con dolcezza, con timore, con infinita classe. Con lentezza, con passione, con rispetto. E la roccia impermeabile ha scoperto di avere ancora qualcosa dentro di sé. Ha sentito il desiderio, ha avvertito il bisogno di amare, ancora, nonostante tutto.
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Ma soprattutto ho compreso il mio infinito bisogno di essere amata ed il desiderio di essere amata da lui. Mi sono scoperta ad attendere un suo segnale di presenza, segnale che non tarda mai ad arrivare: iI suo buongiorno mi rischiara la giornata, la buonanotte mi avvolge dolcemente in un sonno pieno della sua dolcezza. Avverto piacevolmente di essere io ad avere più bisogno della sua presenza, nonostante ancora resista nel manifestargli il mio desiderio di appartenergli, la mia speranza di essere sua, di sentirlo mio. Fingo di non cogliere dentro di me la voglia crescente al solo pensiero di sentire la sua voce; sono sorda al richiamo della passione che lentamente mi abbraccia in una stretta meravigliosamente letale. Gli resisto, almeno apparentemente. Mi fingo perplessa, semplicemente incuriosita davanti al suo interesse verso di me: chiedo spiegazioni come una bambina davanti ad un mistero di cui non conosce minimamente le ragioni del suo divenire. Mi sorprendo ad osservarlo mentre mi gira intorno, ammirato e lusingato di ricevere le mie attenzioni, mentre in realtà sono io che mi nutro della sua presenza, sperando in cuor mio che non finisca mai. Ma so che non sarà così. Allora mi costringo a riprendere il controllo di me, della situazione, della sensazione di dolce abbandono nella quale mi sono lasciata andare. Sono di nuovo me stessa: fredda, razionale, distaccata e disgustosamente dura, mentre lui rimane se stesso con la sua dolcezza, la pazienza, lamore che mi regala in ogni manifestazione, in ogni istante, in ogni messaggio. Lui mi aspetta, capisce, attende, comprende, parla ed ascolta. Forse recito solo una parte che non mi si addice, ma che sento scivolarmi da dosso ogni giorno di più. Forse è solo un vestito lasciatomi in eredità da un grande dolore. Un dolore che non meritavo di vivere, ma che sono stata costretta a superare. Un dolore che mi ha lasciato profonde cicatrici senza però riuscire a cambiarmi come pensavo. Ho solo sotterrato in profondità la mia spontaneità, la mia esuberanza, la mia sensibilità timorosa di divenire nuovamente facile bersaglio della sofferenza di un amore non amore, di un finto sentimento raccontato solo a parole, per sentito dire e non descritto con il cuore, come il mio. Perché illudersi, sperare, credere, cedere, sorridere sapendo poi di piangere? E, allo stesso modo, perché pensare a lui, immaginarmi davanti ai suoi occhi, con le mani tra le sue, aspettare un messaggio, sperare di ricevere una telefonata e poi unaltra ed unaltra ancora? Perché, quando avevo deciso che non sarebbe accaduto mai più?
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Ci penso stasera, chiusa in macchina, mentre fuori piove a dirotto. La strada è pressoché deserta, solo un passante frettoloso esce da un portone infilandosi in un taxi in attesa in doppia fila. Li osservo sparire in fondo alla via, godendo del buio che torna ad avvolgere me ed i miei pensieri. Fa freddo, ma non rabbrividisco per questo. Mi fa compagnia il solo tintinnio della pioggia sulla macchina, la musica di Pino Daniele che sembra gridare sommessamente il bisogno crescente damore che abbiamo tutti. Sorrido e penso al suo volto. Chissà dovè ora? Uno sguardo veloce al cellulare: controllo la ricezione, la suoneria attivata, lora. Mi accorgo di sorridere al suo pensiero, di rimproverarmi silenziosamente per averlo desiderato ancora, di tentare di rievocare nella mente la sua voce, il suo accento così diverso dal mio, i suoi modi di dire, la sua risata. Mi impongo di uscire dalla macchina per avviarmi verso casa, mentre una voce dentro di me mi implora di concedergli ancora qualche minuto. Aspetta, in fondo è ciò che desideri. Lasciati andare, maledizione! La radio vibra, il display del cellulare si illumina, la suoneria alzata al massimo mi desta dai pensieri arruffati e torbidi. Osservo il suo nome lampeggiare e già sento la sua voce avvolgermi in una dolcezza mai sentita prima; lo sento respirare profondamente, chiedermi di parlare, di dire qualsiasi cosa al solo scopo di fargli sentire la mia voce. Mi chiede di me, della mia giornata, mi racconta quanto mi ha pensato, quanto desiderasse essere solo per chiamarmi, quanto avesse aspettato per tutto il giorno che arrivasse il momento di telefonare. Mi dice che mi ama, che mi desidera, che mi vuole. Che vuole farmi sua, che vuole spogliarmi piano, liberarmi dei vestiti ed accarezzarmi. Dice che sogna il momento in cui mi prenderà il viso tra le mani avvicinando le sue labbra alle mie per baciarmi piano. Sogna il calore delle mie labbra, il piacere del mio respiro caldo sul suo viso. Lo sento descrivere ogni minimo istante di un bacio, la sensazione di piacere infinito che gli donerà il sapore della mia lingua, il profumo della mia voglia. Respiro, incapace di contrastare un desiderio così aperto e con cosa? Con la voglia che sento prorompere dentro di me? Mi appoggio al poggiatesta, chiudo gli occhi, ma non sono più sola. Non ho più freddo. La sua voce mi accompagna, ma sento solo la parola amore, amore, amore. Mi chiama solo così. Dimprovviso tace. Ascolta il mio respiro diventato quasi affannoso. Riesco solo a dire quanto lo desidero, quanto vorrei essere nuda davanti a lui e lasciarlo assaggiare ogni stilla di piacere che sgorga da me, senza che nemmeno la mia mente riesca a frenare un impeto che pensavo di non dover provare mai più.
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Toccati un seno amore mio, infila la mano sotto la camicia e poi ancora sotto il reggiseno. Dimmi cosa senti. Il capezzolo è già duro, la pelle raggrinzita. Rabbrividisco al tocco delle mie dita fredde sulla pelle caldissima dei seni. Pizzicali piano, amore mio. Non so trattenere un gemito di piacere, mentre la mano impugna tutto il seno, stringendolo sempre di più, mentre il dolore aumenta ed il piacere con lui. Non posso parlare. Riesco solo a gemere, respirare e sognare di essere sua. La lingua lecca le labbra, quasi ad assaporare un piacere ed un gusto nuovi. Avverte anche questo. Sento crescere la mia eccitazione e la sua. Lecca il dito amore: passa la tua lingua morbida sulle dita, succhiale, così amore, così. Avvolgi le dita nella tua lingua dolcissima. Succhia amore, come faresti con me. Assaporo ogni millimetro dei miei polpastrelli, lasciando che un velo di saliva li ricopra completamente. Ed ora scendi amore. Cerca il centro del tuo piacere. Scivola dolcemente verso la tua voglia. Fammi sentire quanto mi vuoi, quanto desideri essere mia. Lascia che le tue dita entrino dentro di te, lasciale sparire, spingi fino in fondo e poi ancora, amore, ancora. Rispondo ad ogni suo desiderio come se fosse il mio, perché è il mio. Sono in suo potere, come preda di un piacere misterioso ed avvolgente da cui non posso resistere. Le mie dita scorrono dentro di me, fuori, dentro ancora. Cercano ogni possibile piacere, ogni brivido mi fa sobbalzare regalandogli sospiri di passione per lui solo. Mi soffermo ad ascoltare il suo respiro divenuto roco, mentre la voce è sempre più bassa. Toccati amore mio, fallo con me. Stuzzico senza freno il clitoride durissimo e sporgente, come in attesa di esplodere di gioia. Le dita accelerano, premendo ad ogni tocco. Il suo desiderio mi eccita oltre ogni immaginazione. Mi chiama per nome, amore, gioia, tesoro. Ti voglio, sei mia, toccati ancora, dai amore, dai, vieni amore, vieni, vieni. Non cè più nulla, più nessuno. Mi sembra di impazzire mentre mi lascio andare in un orgasmo esplosivo di incredibile pienezza, mentre sento la sua voce gridare di piacere, gridare tutto il suo amore, il mio nome, il desiderio di stringermi tra le braccia. E poi il silenzio. Gli occhi ancora chiusi, il respiro che piano piano torna a regolarizzarsi, la testa sembra girare vertiginosamente. Ci ascoltiamo in silenzio, increduli e felici.
Tostissimi
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Inserito il 01.08.05 12:45